Diario di costruzione · Parte 1
Com’è iniziato.
Un tavolo di Dig Dug nel 1985, un post su Facebook ad aprile e la prima partita di calcio.

Nel 1985 io e mia sorella giocavamo a Dig Dug su un tavolo cocktail in un chiosco a Kristiansand. Lo adoravamo. Facevamo a turno, un giocatore alla volta. E ho cominciato a sognare un tavolo dove potessimo giocare tutti e due insieme.
Di tavoli cocktail ne ho già costruiti. Tanto legno, tanto peso, schermo piccolo. Però un bel mobile.
Ad aprile ho scritto su Facebook che avevo un nuovo progetto. Questa volta volevo fare i giochi da solo. Solo due giocatori, visti dall’alto. Calcio, hockey su ghiaccio e basket. In noce, come al solito.

Ho un lavoro a tempo pieno, quindi sono state serate in garage. L’idea è arrivata ad aprile, e il concept era pronto più o meno a settembre. Tempi pazzi.
A fine giugno ho iniziato il primo gioco. Calcio, seduti ai due lati, uno contro l’altro. Sui tiri sono stato pignolo fin dal primo giorno. Un tiro forte deve dare l’idea di rompere il muro del suono. Un lancio lungo deve avere quella curva piatta e tesa che scivola sopra.
L’ho chiamato FlatSoccer. Forse diventerà Flatball, vedremo :-)
La mattina dopo mi è venuta un’altra idea. E se altre persone potessero unirsi scansionando un codice QR, e usare il telefono come controller? È così che i telefoni sono diventati controller in più sul Flatboy. Scansiona, entra, gioca. Niente app, niente account.
Prossima: parte 2, il primo tavolo.